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tecniche di stampa

Il piroscafo di linea è stato uno delle più eclatanti invenzioni frutto dell’epoca della rivoluzione industriale. Analogamente, da tale epoca, iniziò anche la rivoluzione delle tecniche di stampa e, in particolar modo, quella per le alte tirature. Risulta quindi intuitivo, data l’importanza del materiale cartaceo sia per la promozione sulla terra ferma dei servizi di linea (orari, piani dei piroscafi, poster e locandine, brochure e dépliant…) sia per le necessità di bordo (menù, programmi del giorno, liste passeggeri…) che anche tra navi e stampa ci fosse un legame che sarebbe evoluto di pari passo nel corso dei decenni.

Torchio tipografico manuale di fine Ottocento per la stampa di locandine, poster, avvisi e altri grandi formati; in primo piano una matrice in legno per la stampa.

Dai tempi di Johann Gutenberg (1394-1468) fino alla fine del Settecento non ci furono molte alternative alla pressa in legno, rimasta virtualmente immutata dalle sue origini; nel 1798 nasce a Parigi la prima “macchina continua” che permette di fabbricare rotoli di fogli di carta molto lunghi. Già nel 1814 entra in funzione a Londra la prima macchina da stampa a vapore presso la stamperia del “Times”, capace di produrre fino a 1100 copie all’ora. Nei medesimi anni si affermano i primi piroscafi oceanici: la propulsione a vapore ha portato così la sua rivoluzione sia al modo di andar per mare che ai metodi di stampa. Ulteriori miglioramenti permetteranno, già nel 1828, di mettere in funzione presse automatiche capaci di stampare anche 5000 copie orarie. Si tratta ovviamente di stampe monocromatiche; a metà Ottocento Auguste H. Marinoni (1823-1904) ideò la stampa moderna in quadricromia che, sovrapponendo l’impressione in una tonalità di azzurro (ciano), rosso (magenta), giallo e nero permette di ottenere qualsiasi tinta. Allo stesso inventore di origini italiane si deve, nel 1866, il brevetto della prima machcina macchina da stampa rotativa.

La prima macchina da stampa automatica a quattro colori brevettata dall'ingegnere italo-francese Auguste Marinoni nel 1883.

Le sofisticate e ricercate vesti grafiche di molti stampati in ambito navale richiedono lavorazioni manuali ancora negli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale. Si ritrovano dunque materiali stampati con le vecchie tecniche di xilografia (la pressa in legno dove la matrice è incisa sul legno di testa, cioè perpendicolarmente alla venatura), la litografia (1806 dove la matrice è fatta in pietra calcarea o simile inchiostrata con un rullo di caucciù) e la calcografia (simile alla litografia ma dove la matrice è una lastra di rame o zinco incisa con una punta d’acciaio). Grazie alla sovrapposizione di più matrici calcografiche (due, tre o anche più) venivano ottenute delle “cromotipie” utilizzate per la stampa al torchio manuale o automatica soprattutto di poster (a grana grossa) oppure cartoline; per quest’ultime, dato lo spesso supporto in cartone, fino alla seconda metà del XX XIX secolo la stampa era possibile solo su presse piane. Le varie tecniche, oltre che soggette alle conoscenze tecnologiche del periodo di appartenenza, venivano applicate a seconda della finalità della stampa. I poster, ad esempio, venivano stampati con tecniche litografiche o calcografiche a uno o più colori: la grana di stampa risulta piuttosto grossa e anche i registri tra i colori piuttosto approssimati. Va tenuto infatti conto che queste immagini, di grandi dimensioni, erano pensate per essere viste da lontano e, generalmente, la loro “vita” doveva intendersi relativamente breve: qualche giorno o qualche settimana al massimo come affissione da strada.

Una macchina a volano per stampa litografica multicolore preservata al Museo d'arte tipografica Gaetano e Francesco Portoghese ad Altamura (BA).

Per questa ragione molti poster erano stampati in due parti da circa 60/70 centimetri per 80/95; la parte superiore, quella artistica, aveva solitamente un bel ritratto a colori del piroscafo con i vari loghi e bandiere della società armatrice ed era solitamente stampata a tre o quattro colori. La metà inferiore conteneva le scritte con gli annunci dei viaggi e veniva dunque cambiata regolarmente; per questa ragione veniva stampata al torchio con caratteri mobili a una o due tinte.

La litografia era invece utilizzata abitualmente per gli opuscoli e le altre stampe d’arte dove veniva richiesto colore pieno e bordi ben definiti; in molti casi le pubblicazioni più belle potevano dirsi un piccolo saggio (o campionario) di arti grafiche: venivano utilizzate sia supporti che tecniche di stampa diverse fra loro. Ad esempio immagini litografiche o calcografiche di qualità venivano incollate manualmente su carta usomano artistica nella quale, magari, era stato applicato un bordo decorativo o un fregio stampato a secco per valorizzare l’immagine al centro. Nel dopoguerra le rotative con stampa a quattro colori si evolsero a tal punto da far scomparire quella piccola schiera di stampatori “artistici” che in precedenza erano stati strumentali per far conoscere al grande pubblico le società armatrici e i loro bastimenti.